Con gli occhi di Michela

(parte seconda)

Oggi il dolore della sua assenza è immenso.
Ma accanto al dolore c’è gratitudine per averla avuta, anche se per un tempo breve, per aver imparato da lei che la fragilità può essere una forza e che la dolcezza può essere una forma di resistenza.
Io, sua madre, non smetterò mai di ringraziare, chi più in alto di noi e con un disegno che, forse un giorno capirò, quando la raggiungerò, mi ha donato quel bellissimo angelo perché, senza ombra di dubbio, Michela è un angelo!
Accanto a lei ho vissuto in due realtà parallele: quella della nostra ruotine quotidiana e quella silenziosa delle malattie rare. È un’altra dimensione, è un’altra visione della vita che non si può tradurre in parole…si vive. E sono contenta per esserne stata parte, per aver visto, nel buio più profondo, dimensioni invisibili ai più.
Poi arriva la fine, quella per la quale non sarai mai preparata perché non c’è un modo per prepararsi e perché quel cordone ombelicale che lega una madre ad un figlio non si spezzerà mai!
Troppo aspro il dolore dell’assenza, a tratti disumano -pensi- ma imparerò a conviverci. Resteranno dentro di me tutti i ricordi preziosi dei più piccoli momenti, facendomi piangere e sorridere. Soprattutto sorridere perché è quello che lei vorrebbe come mi ha mostrato nei brevi sogni in cui mi è apparsa. Luminosa, felice e sorridente…in un corpo libero!
E questo è il ricordo che voglio custodire di lei.
Caterina Notarangelo

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