
Il prezzo della Libertà
Le ultime settimane sono state segnate da un susseguirsi continuo di notizie provenienti dall’Iran, che raccontano di violenze terribili a danno di uomini e donne che rivendicano dignità e libertà. Eh già, libertà che il popolo Iraniano ha vissuto solo in parte prima del 1979, data in cui il regime teocratico di Khomeini ha preso il sopravvento su un governo anch’esso autoritario, ma che aveva forzatamente portato l’Iran ad uno stato di modernizzazione, che coinvolgeva le scuole, aboliva il velo obbligatorio e portava il paese a grandi riforme amministrative, come il voto alle donne e le riforme agrarie.
Quindi, per coloro che non conoscono la storia, il paese che è da sempre nell’immaginario collettivo sinonimo di mancanza di libertà per le donne, un tempo non lo era. Il passaggio fondamentale è stato l’attuazione dello stato Islamico, che ha applicato la legge coranica che, da sempre, vede la donna come un essere inferiore e costretto a subire la legge della sharia. L’ Obbligo di hijab (il velo obbligatorio) è stato il primo passo, per una inesorabile e rapida perdita delle libertà più semplici: le donne furono escluse da molte professioni, dalle facoltà universitarie e gli sport femminili. Le leggi di famiglia furono riscritte secondo la Sharia, riducendo i diritti acquisiti. Il codice di abbigliamento divenne obbligatorio e rigidamente controllato dalla polizia morale.
“Morale” che in Italiano qualifica il comportamento umano, in rapporto alla scelta tra il bene e il male; e questo bene e male chi lo decide? Come può un organo di polizia essere giudice della morale delle persone? Chi ha il diritto di dire che un comportamento non è moralmente giusto? I giudici interpretano la legge, anche alla luce di principi generali di equità, bilanciando, la maggior parte delle volte, interessi e valutando fatti e prove, per raggiungere una decisione, che sia giusta secondo il diritto e non arbitraria. Quindi, se la decisione è così difficile, come si può essere arrestati così arbitrariamente. In Iran è possibile e la condizione della donna è quella di una esistenza sospesa tra repressione legale e resistenza quotidiana.
La nuova legge su “castità e hijab” prevede multe altissime, esclusione dai servizi pubblici, carcere e persino frustate per chi non rispetta il codice di abbigliamento. La norma prevede punizioni anche per le più giovani: tutte le ragazze di età compresa tra i 9 e 15 anni che non rispettano le regole sono soggette, non solo alle suddette multe, ma anche a una serie di non meglio precisate “misure educative” obbligatorie. Allora io mi chiedo che prezzo ha la libertà? Vale veramente tutto questo sangue?
È difficile rispondere a questa domanda senza avere rimorsi di coscienza. Io vivo in un paese libero, dove il mio dissenso non è punito con le frustate, dove il futuro delle mie figlie è, solo ed unicamente, nelle loro mani. Quanto vorrei che le mani delle bambine e delle donne iraniane fossero libere e piene di speranze come quelle dei nostri figli. Quanto vorrei che potessero pensare ad un futuro pieno di speranza e di libertà. Quindi, lascio a voi la libertà di scegliere se rispondere alla mia domanda. Perché noi non siamo l’Iran, noi non paghiamo per la libertà.
Bruna Santoro
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