L’anno che verrà
In un vecchio libro delle elementari, l’anno “vecchio”, l’anno che si congeda, veniva rappresentato con l’immagine del burattino Pinocchio che trascina una valigia sgangherata, con la chiusura rotta, piena di fessure da cui si intravvedono foto sbiadite e ingiallite, lettere mai spedite, doni impacchettati e mai consegnati … insomma tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, promesse mai mantenute, speranze deluse, addii forzati a chi se ne è andato, per volontà propria o del destino. Ogni anno che se ne va è così, ma la speranza che il prossimo sarà migliore, quella non muore mai. “ Spes ultima dea”, recitavano i Latini, rifacendosi al mito greco di Pandora, dove la Speranza fu l’ultima cosa a rimanere nel vaso dopo che tutti i mali erano stati liberati.
Cosa potrà offrirci il 2026? Gli auspici sotto cui si apre il nuovo anno non sono certo positivi: pace sempre lontana tra Ucraina e Russia, Organizzazioni Umanitarie cacciate dal territorio palestinese, bombardamento americano sul Venezuela e allontanamento di Maduro. Tutto questo sul piano geopolitico, per non chiamare volutamente in causa la cronaca, più o meno nera.
Se si guarda indietro, si vedono ombre e luci, forse più ombre che luci, ma la mente umana tende più a seguire la luce che a scrutare nell’ombra. Se lo facesse, anche solo dal 2000 ad oggi, vedrebbe gli attentati alle Torri Gemelle, la guerra del terrorismo e al terrorismo, la crisi finanziaria del 2008 fino alla pandemia di Covid del 2020-21 che, forse, tra tutti, è l’evento che ha lasciato le cicatrici più profonde.
L’ultimo anno appena trascorso, il 2025, non ha inferto colpi e ferite profonde ma ci ha cambiato nella mentalità, facendoci accettare e, in alcuni casi, anzi condividere situazioni che fino a ieri avremmo definito inaccettabili. Basta guardarsi intorno: viviamo sempre in attesa di “tempi migliori”, sia nella realtà sociale come in quella politica; niente più progetti, ma idee di progetti, che vengono comunicati attraverso i social; se poi qualcosa non va, non si cambia il progetto, ma la sua narrazione.
Fino a ieri il valore individuale era definito dall’onestà, dalla generosità, dall’altruismo coniugati alla professionalità, oggi, invece, questi principi sono stati sostituiti dalla visibilità, dalla presenza mediatica, dai like, diventati veri e propri criteri di riconoscimento e legittimazione. Così la professionalità, come la competenza, è quasi da giustificare se non da celare.
A questo punto, forse, è meglio fermarsi, riflettere, guardare avanti e aspettare, perché l’anno che verrà, in fondo potrebbe essere migliore di quelli che lo hanno preceduto …