
Complicità interrotte: quando la politica divide le donne
Essere donna non basta. Serve riconoscersi. E oggi, nella politica, ci riconosciamo sempre meno.
La presenza femminile in politica è cresciuta. Le donne siedono nei parlamenti, guidano ministeri, amministrano città. Ma la visibilità non garantisce complicità. Anzi, oggi più che mai, le differenze ideologiche sembrano generare fratture abissali tra donne che, in teoria, dovrebbero condividere almeno una battaglia comune: quella per l’equità.
La competizione tra donne in politica non è solo questione di potere. È anche una questione di riconoscimento mancato, di linguaggi che non si incontrano, di visioni del mondo che si escludono a vicenda e di identità femminili che si costruiscono in opposizione, anziché in relazione.
Ci sono donne che parlano di maternità come valore sociale, e altre che la vedono come trappola culturale. Donne che difendono il grembiule come strumento di equità, e altre che lo leggono come imposizione. Donne che lottano per i diritti delle minoranze e altre che li ignorano o li ostacolano. La frattura non è solo ideologica. È relazionale.
E in mezzo, spesso, non c’è spazio per il dialogo. Solo slogan, schieramenti, sospetti. La sorellanza diventa parola vuota, usata per convenienza o per retorica. E la complicità si interrompe.
In Italia, le tensioni tra figure femminili di spicco sono emblematiche. Pensiamo alle divergenze tra Elly Schlein e Giorgia Meloni: due donne, a capo dei partiti più importanti, due visioni del mondo opposte. La loro presenza potrebbe aprire uno spazio di confronto tra modelli femminili diversi. Ma nella pratica però il dialogo è assente, sostituito da contrapposizioni nette, da linguaggi che non si sfiorano nemmeno.
E non si tratta solo di loro. Anche a livello locale, tra assessore e consigliera, tra dirigente e rappresentante, la competizione femminile si insinua. Non sempre per ambizione, ma più spesso per mancanza di fiducia, di tempo, di riconoscimento reciproco.
Cosa dovremmo fare allora? È inutile mettersi a fare retorica spicciola, è necessario l’ascolto, non quello di forma ma quello di sostanza. Vuol dire che se io parlo tu mi devi ascoltare, cercando per quanto possibile di scostarsi dalle ideologie e cercando di dare valore alle cose importanti, agli argomenti che meritano veramente di essere sviscerati nel profondo. In fondo per arrivare in alto è necessario percorrere una salita e sono convinta che il buon senso possa finalmente affacciarsi e sorriderci!
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