
Ricordi di Pasqua
Forse molti neanche lo sanno, mentre i meno giovani, come me, ricorderanno la Gloria del Cristo Risorto non a Mezzanotte ma a Mezzogiorno: così fu fino al 1956, quando la riforma liturgica di Papa Pio XII spostò la Veglia Pasquale alla notte, con le campane che “scioglievano” la Gloria a Mezzanotte.
Ma il suono festoso di tutte le campane al mezzogiorno del sabato è uno dei ricordi più belli della mia infanzia: un suono gioioso che si sentiva dovunque, che si spandeva nell’aria tersa e pulita, nel vento primaverile, nel cielo turchino come sa esserlo solo in Calabria in questo periodo. E poi, come ne “ Alla ricerca del tempo perduto”, il suono delle campane e il cielo turchino aprono nuovi ricordi, flash lontani nel tempo ma vicini nel cuore: fiori di campo gialli, campanule profumate dallo stelo lungo che noi bambini masticavamo perché lasciavano in bocca un sapore acidulo, tanto che li chiamavamo (traduco dal mio dialetto) succhiaceto; il profumo intenso della zagara dei limoni in fiore; grosse lucertole verdi, forse ramarri, che sgusciavano, velocissime nell’erba alta , mentre noi bambini, con rudimentali trappole costruite con lunghi steli, i “cappi”, cercavamo di acchiapparle per poi tenerle un po’ come trofeo prima di liberarle; gli aquiloni, fatti con vecchi giornali e stecche di canne, che volavano alti perché in Calabria , soprattutto in primavera, c’è sempre vento.
E poi , all’ora di pranzo, il profumo della pasta al forno e dell’arrosto: tutti intorno alla tavola con al centro un vaso con fiori freschi, spesso fresie profumatissime; infine, proprio “dulcis in fundo”, l’apertura delle uova di Pasqua, con l’ansia dettata dalla curiosità e dal desiderio di trovare una bella “sorpresa” e i gridolini gioiosi o i mormorii delusi che la accompagnavano . E poi ancora dolci. La pastiera per i grandi e per i bambini i “cudduraci” , dolci con le uova sode e i confettini colorati, che ancora oggi preparo per mantenere viva la tradizione della “mia” Pasqua. Ci facevamo merenda, con i cudduraci, mangiavamo la pasta frolla, poco dolce in verità, ma soprattutto le uova che, sode e poi infornate con le ciambelle, i panierini, i cuori e le sagome stilizzate di pulcini e coniglietti, assumevano un colore ambrato e un gusto unico, che non era più quello di uovo.
Sapori, profumi, colori di questo mio viaggio proustiano nel Tempo Perduto, ma vivo e presente nella memoria delle campane che a Mezzogiorno suonavano la Gloria della Resurrezione.
M. P.
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