Illustrazione di Monterotondo tra campagna, ferrovia, crescita urbana e memoria storica. Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.
Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Monterotondo (parte 3)

Cinque anni dopo il mio arrivo a Monterotondo, andai a vivere in campagna, circa 8 km fuori il paese, un posto meraviglioso, in mezzo al verde, relativamente vicino al Tevere. Una dimensione per molti versi simile a quella che avevo lasciato in Lombardia: aprire le finestre e sentire il profumo dell’erba, vedere campi e alberi verdi, ascoltare, nel silenzio del primo mattino o della sera, gli uccelli e, in estate, i grilli per me non ha prezzo. Lasciare il paese fu, però, anche una scelta un po’ azzardata: per ogni cosa, dalla semplice spesa all’andare al lavoro per me, a scuola per le mie figlie, era necessaria l’auto, ma imparammo tutti a conciliare la vita in campagna con le esigenze della città.

Poi, nel giro di pochi anni, il giro di boa per Monterotondo: il treno metropolitano di superficie che collega ancora oggi Orte a Fiumicino. Fino ad allora i collegamenti erano stati assicurati da autobus, con tutti i disagi che comportava il traffico, sempre congestionato; da quel momento tutto cambiò, anche per Monterotondo, che vide un costante afflusso di nuovi cittadini, provenienti soprattutto da Roma, ormai stanchi del caos quotidiano. E Monterotondo, che passò dai 28000 abitanti del 1987 agli attuali 41000, dovette necessariamente adeguarsi : all’unico supermercato presente se ne aggiunsero due, uno a Scalo e un altro in paese, e poi ancora altri, tanto che oggi ce ne sono una decina. Anche gli altri servizi migliorarono: si moltiplicarono i negozi, di ogni tipo, aumentò la polazione scolastica e, conseguentemente,aumentarono le scuole, soprattutto le superiori, e al Tecnico Industriale, al Professionale e al Liceo Scientifico, si aggiunsero il Classico e il Tecnico Ragioneria (oggi molte delle scuole citate hanno cambiato nome in base all’indirizzo di studi).

L’Ospedale del Santissimo Gonfalone, così si chiama, è invece cambiato in peggio: sono stati chiusi i pochi reparti funzionanti, sempre affollati e, in pratica, è rimasto attivo solo il pronto soccorso , anche se a breve aprirà la cosiddetta Casa della Salute. Vedremo… per il momento ogni bisogno ospedaliero si risolve solo andando a Roma.

Quando giunsi a Monterotondo, ormai quasi 40 anni fa, il paese era circondato da campi verdi che si estendevano dal cosiddetto Pratone, oggi zona di Gesù Operaio, fino alla Zootecnia (circa 1000 ettari di pascoli e macchia mediterranea) che oggi ospita laboratori di ricerca zootecnica e moltissimi capi di bovini ma nel 1943/44 fu rifugio e nascondiglio per decine di giovani civili e famiglie che dovevano sfuggire alla deportazione nazista.

La necessità di nuove abitazioni ha cancellato molte di queste aree verdi periferiche e anche urbane, per fortuna secondo un piano regolatore che ha impedito di costruire palazzoni multipiano come quelli presenti nelle zone centrali come Via Capri o Via Fratelli Bandiera, tanto per citare qualche strada che ormai è ridotta a vicolo, in cui le macchine parcheggiate per mancanza di garage spesso rendono difficile il transito. Anche il centro storico è cambiato ma solo nella “Via del Borgo”, ossia Via Cavour, che si è riempita di bar e pizzerie che esercitano soprattutto di sera e durante le ore notturne, favorendo così quella che chiamano “movida”. Il resto del Centro storico, però, non è cambiato molto, qualche ristorante in più, qualche vecchio negozio e qualche “norcineria” in meno ma nulla di più. Nessuno, finora, ha saputo o voluto guardare a regioni come l’Umbria o la Toscana, che hanno trasformato i borghi antichi in veri e propri gioielli artistici e hanno saputo coniugare l’antico con il nuovo. Eppure basterebbe poco per recuperare e mantenere il proprio patrimonio architettonico e artistico!

Dovunque , da queste parti, si ricorda l’impresa garibaldina e a Monterotondo c’è quella che viene detta Porta di Garibaldi, in realtà l’antica Porta Romana da cui Garibaldi entrò in città nel 1867 durante la campagna per liberare Roma. Sulla Porta Garibaldina sventolano sempre il Tricolore e la Bandiera Europea e dietro … si scorge un palazzone con grandi vetrate che prima era occupato dalla ASL e oggi è sede della Compagnia di Guardia di Finanza, la cui presenza è sinonimo di un’economia vivace grazie soprattutto alla sviluppata zona industriale che sorge a Scalo, proprio lungo il Tevere. Mi chiedo spesso perché sia stata consentita la costruzione di un edificio di quel genere nei pressi di un monumento storico così importante… ma i tanti perché che mi pongo non sono di facile soluzione.

In questi giorni, poi, è in corso una diatriba proprio sulla valorizzazione di una piazza del paese. Quando arrivai vi si svolgeva il mercato settimanale e io la conobbi come Piazza delle Erbe, nome che mi piacque molto e che certo preferisco al banale Piazza della Libertà; il mercato non era molto grande e i banchi erano certo meno di quelli che ospita oggi Via della Fonte, una strada assolata e calda in estate e battuta dal vento di Tramontana in inverno. Io non amo frequentare il mercato, troppo rumoroso e affollato per i miei gusti, ma quello di Piazza delle Erbe mi piaceva perché era piccolo e chiuso all’interno di uno slargo gradevole, riparato d’inverno e ombreggiato d’estate dalla chioma di folti e alti platani. Ebbene anche questo angolo della vecchia città dovrebbe essere cancellato per fare posto ad un parcheggio sotterraneo e ad un edificio di vetro e acciaio: mi auguro che il condizionale che ho usato sia sinonimo di ravvedimento da parte di chi non si rende conto che cancellare luoghi simbolo del proprio paese significa cancellare pian piano le proprie radici.

Ormai , dopo 40 anni, sono monterotondese anche io, anche se non vado alla Cavalcata Storica così come non ho mai partecipato alla “ciummacata”, quando in centro si imbandivano grandi tavolate e nei vicoli si sentiva l’odore delle lumache cotte nel sugo: da diversi anni anche questa tradizione è sparita per lasciare il posto alla “movida”.

Tra le mie tante domande che non trovano facili risposte, ce n’è una che dovrebbe interessare tutti: quale sarà il futuro di Monterotondo? Saprà continuare a crescere mantenendo la sua fisionomia di cittadina di provincia o verrà fagocitata dalla periferia Romana in perenne espansione ? Lasciamo “ai posteri l’ardua sentenza”.

M.P.

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