Illustrazione di un'infermiera pediatrica che incontra una bambina e sua madre durante una visita domiciliare. Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.
Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Un lavoro bello ma difficile: l'infermiera domiciliare

Ho iniziato a lavorare come infermiera Pediatrica nel 2014, subito dopo la laurea. Ho rinchiuso in una valigia di 20kg tutta la mia vita e a soli 23 anni sono andata a lavorare nel reparto di pediatria dell'ospedale di Peterborough in Inghilterra. È stata una delle esperienze più belle, intense e dure che ricorderò per sempre; li ho avuto l’opportunità di imparare moltissimo e di entrare in contatto con diverse realtà. In seguito ho conseguito una specializzazione in oncologia Pediatrica ma sentivo che non era abbastanza… per me! Quindi, dopo 3 anni, ho deciso di riprendere le mie cose e tornare in Italia e, con mio dispiacere, constatare che la figura dell'infermiere pediatrico è ancora molto, molto sottovalutata.

Ho iniziato a lavorare come infermiera Pediatrica domiciliare e pur avendo scritto una tesi di laurea su questo argomento, non avevo mai valutato l'idea di lavorare dentro una casa invece di un ospedale.

L'impatto Iniziale, devo dire non è stato proprio facile… trovarsi a casa di pazienti, anche molto piccoli, e saper gestire tante situazioni, impegnative, è come lavorare in una terapia intensiva, supportati solo da quelli che per me sono i supereroi per eccellenza... i genitori dei miei bimbi.

Questo tipo di assistenza mi ha permesso di entrare nelle loro vite, di condividere i giorni sì e i giorni no, le vittorie ma anche le sconfitte e di conoscere i miei pazienti a 360 gradi.

In questi quasi miei 9 anni di assistenza domiciliare Pediatrica ho capito due cose essenziali:

La prima è che finalmente ho trovato il mio posto nel mondo, il lavoro della mia vita e lo preferisco di gran lunga al lavoro in ospedale (cosa non compresa ancora da molti); la seconda è che purtroppo vivo una realtà in cui ai familiari di questi pazienti non viene dato il giusto supporto da parte dello Stato. Nel mio caso, i genitori, che ho conosciuto, vanno veramente ammirati e presi più in considerazione, decidono di lottare con tutte le loro forze per tenere questi bambini nelle loro case, facendo sì, che la malattia venga curata anche grazie al loro amore.

In queste poche righe è davvero difficile spiegare quello che vivo ogni giorno ma ci tengo e, veramente tanto, nel ringraziare tutti i miei bimbi per tutto quello che mi hanno insegnato: forza, determinazione, amore e tanta pazienza soprattutto per quello che devono passare pur essendo così piccoli.

Oggi sono l'infermiera di due forze della natura di nome Stefan Alexandru e Damiano che tutti i giorni mi fanno amare ancora di più quello che faccio!

Ma porterò sempre nel mio cuore, non smettendo mai di ringraziarli Michela, Enrico, Jacopo, Pablo, Francesca e Roberta. Anche se non sono più tra noi, mi hanno insegnato a guardare il mondo con i loro occhi e mi hanno trasmesso la forza per trovare il mio posto nel mondo. È grazie a tutto ciò che mi hanno saputo donare se oggi sono diventata l’infermiera, e la donna, che sono. Mi piace immaginarli mentre corrono liberi e giocano, finalmente, tutti insieme.

Infine, non per ultima, tengo molto a ringraziare Caterina Notarangelo, amica straordinaria e mamma della mia adorata Michela, che mi ha dato la possibilità di raccontare parte della mia vita!

Silvia Mosti

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