Illustrazione generata con intelligenza artificiale: una piazza ombreggiata da grandi alberi e dalle loro radici contrasta con uno spazio pavimentato e giovani alberelli.
AI Generated. Il valore degli alberi maturi a confronto con una piazza più pavimentata. Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Il verde che perdiamo: tra natura, memoria e futuro di Monterotondo

Quanto ci piace il colore verde? E soprattutto, cosa rappresenta per noi?

Universalmente il verde è il colore della natura, della speranza, della rinascita e dell'equilibrio. Nelle tradizioni spirituali orientali e nella cristalloterapia è associato al quarto chakra, l'Anahata, il chakra del cuore, simbolo di compassione, amore e guarigione. Nella teoria dei colori, invece, nasce dall'unione di due colori primari, il giallo e il blu, fondendo idealmente il calore del primo con la profondità del secondo in una perfetta armonia cromatica.

Ed è proprio l'armonia ciò che percepisco più intensamente quando osservo un paesaggio immerso nel verde. Un equilibrio di luci, profumi, forme e sfumature che sembrano trovare naturalmente il proprio posto nel mondo. È la natura che manifesta tutta la sua forza vitale e ricorda all'uomo di essere rinata dopo il grigio e il torpore di un lungo inverno. Il verde, dunque, non è soltanto un colore: è la rappresentazione stessa della vita.

Spesso dimentichiamo che ciò che il verde rappresenta costituisce la base della nostra esistenza. In tempi remotissimi, organismi procarioti chiamati cianobatteri avviarono una lenta ma straordinaria rivoluzione biologica. Attraverso la fotosintesi trasformavano l'anidride carbonica in ossigeno, modificando progressivamente la composizione dell'atmosfera terrestre. Tuttavia, la svolta decisiva arrivò con quello che gli studiosi definiscono uno dei più importanti eventi dell'evoluzione: la teoria dell'endosimbiosi.

Circa un miliardo e mezzo di anni fa una cellula più complessa inglobò uno di questi cianobatteri fotosintetici. Invece di digerirlo, instaurò con esso un rapporto di reciproco vantaggio. Nel corso di milioni di anni quel batterio si trasformò nel cloroplasto, l'organello che oggi permette alle piante e alle alghe di svolgere la fotosintesi e di assumere il loro caratteristico colore verde.

In altre parole, sono state proprio le piante a contribuire in maniera determinante alla creazione di un pianeta ospitale per la vita come la conosciamo oggi.

E cosa ci insegna questa breve lezione di scienze? Apparentemente poco. O forse moltissimo.

Il mio amore per la natura e gli studi universitari affrontati in passato mi portano a osservare con crescente preoccupazione una tendenza sempre più diffusa nelle nostre città: invece di aumentare il verde urbano per migliorare la qualità della vita dei cittadini, si continua spesso a sostituirlo con cemento, asfalto e soluzioni paesaggistiche di modesto valore ecologico.

Alberi maestosi e maturi vengono abbattuti e sostituiti con esemplari giovani, spesso poco adatti al contesto urbano, collocati in aiuole minuscole che difficilmente consentiranno loro uno sviluppo corretto. Eppure le piante hanno esigenze precise: necessitano di spazio, sia in superficie sia nel sottosuolo. Le radici devono potersi espandere per garantire stabilità, nutrimento e crescita equilibrata.

Troppo spesso alberi con decenni di storia vengono rimpiazzati da semplici fuscelli, dotati di una capacità fotosintetica minima e destinati a crescere in condizioni che ne limitano fortemente lo sviluppo. Non si considera abbastanza che l'eliminazione di grandi alberature comporta conseguenze che vanno ben oltre l'aspetto estetico. Gli alberi raffrescano naturalmente l'ambiente, assorbono sostanze inquinanti, producono ossigeno, mitigano le isole di calore urbane e contribuiscono alla stabilità del terreno attraverso il fitto intreccio delle loro radici.

Non è un caso che le aree prive di vegetazione siano spesso le più vulnerabili all'erosione e al dissesto idrogeologico. Le radici non sono semplicemente un sostegno per l'albero: rappresentano una vera infrastruttura naturale al servizio del territorio.

E a Monterotondo come stanno andando le cose?

Negli ultimi anni si è parlato spesso di degrado urbano e di carenza di verde pubblico. È singolare osservare come una giunta di centrosinistra, che per tradizione culturale e politica dovrebbe essere maggiormente sensibile ai temi ambientali e alla tutela del patrimonio arboreo, sembri essersi progressivamente allontanata da tali principi.

Diversi interventi di riqualificazione hanno certamente trasformato il volto della città, ma hanno anche prodotto, in alcuni casi, una significativa perdita di alberature di valore. Alberi che non rappresentavano soltanto un elemento ornamentale, bensì autentici strumenti naturali di raffrescamento, depurazione dell'aria e tutela del paesaggio urbano.

L'esempio più evidente è quello dei recenti lavori realizzati in Piazza Martiri della Libertà. L'intervento è stato presentato come un progetto volto a rafforzare la funzione socializzante dello spazio pubblico e a restituire una nuova immagine alla piazza. Tuttavia, dietro questa rinnovata veste estetica, sono andati perduti alberi di rilevanza storica e ambientale, capaci di offrire ombra, benessere climatico e qualità dell'aria.

Oggi, dopo un'estate particolarmente torrida, la piazza appare a molti cittadini come uno spazio ampio ma privo di quella protezione vegetale che per anni ne aveva caratterizzato l'identità. Un luogo che fatica a offrire riparo dal sole e che, complice una manutenzione giudicata insufficiente da molti residenti, trasmette una sensazione di aridità e spersonalizzazione.

Ora l'attenzione si sposta su Piazza della Libertà e sui suoi magnifici tigli e lecci. Non si tratta semplicemente di alberi ornamentali. Essi rappresentano una parte della memoria storica e paesaggistica di Monterotondo. Sono testimoni silenziosi di generazioni di cittadini, della vita quotidiana della piazza e dell'identità stessa della città.

Dal punto di vista ambientale il loro valore è incontestabile. Contribuiscono al contenimento delle isole di calore urbane, migliorano la qualità dell'aria, favoriscono la biodiversità e rendono più vivibili gli spazi pubblici durante i mesi più caldi dell'anno.

Preservarli significa custodire una parte dell'anima della città.

Monterotondo ha già perso molto del proprio volto storico e naturale. Per questo ciò che rimane dovrebbe essere tutelato con lungimiranza. La modernizzazione non dovrebbe coincidere con la cancellazione del patrimonio verde, ma con la sua integrazione all'interno di una visione urbana davvero sostenibile.

Un albero adulto non è soltanto un elemento di arredo urbano. È una risorsa ambientale costruita nel corso di decenni, un alleato contro il cambiamento climatico, un pezzo di memoria collettiva e un'eredità che appartiene alle generazioni future.

Se il verde è davvero il colore della vita, allora difendere gli alberi non è una battaglia nostalgica. È semplicemente un atto di responsabilità verso il futuro.

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