Foto di classe 2005/2006: alunni e due insegnanti posano insieme all’aperto.
La classe 2005/2006 con le insegnanti. Fotografia fornita per l’articolo.

Dall'infanzia alla cattedra: la nascita di una vocazione (1 parte)

Oggi vi proponiamo il racconto, in 2 parti, di una donna, di una “Maestra” con la emme grande, che chi scrive ha avuto il piacere di conoscere, sia come collega che come maestra del proprio figlio. L’autrice ci apre le porte dei suoi ricordi, mostrandoci come l’osservazione del bello e l’amore per l’educazione abbiano gettato le basi per tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Indimenticabile il primo giorno di scuola, quando accompagnando il bambino, ci fu l’incontro all’ingresso della classe con questa splendida maestra, pronta ad accogliere i nuovi e piccoli alunni. Salutò cordialmente noi genitori e in particolari alcuni tra noi che, a loro volta, erano stati suoi alunni. Che emozione pensando a quante generazioni sono passate sotto i suoi insegnamenti! - Ecco il suo racconto.

Se sono la donna di oggi sicuramente lo devo alla mia prima parte della vita trascorsa in campagna. È lì che ho imparato a guardarmi intorno con occhi curiosi e attenti per scrutare i ritmi delle giornate, delle stagioni, la vita degli animali, ma soprattutto le necessità, i sentimenti, le emozioni delle persone. Ho imparato a distinguere i colori, ad avvertire odori e profumi, a riconoscere suoni, a guardare il cielo e a giocare con la forma delle nuvole.

Ho imparato il rispetto per ogni essere vivente, la cura, l’ascolto, la capacità di intuire il messaggio al di là delle parole. Poi in quarantatre anni di lavoro nella scuola ho avuto la gioia di incontrare tanti bambini e bambine che erano capaci di travolgerti e coinvolgerti con il loro entusiasmo e la curiosità della scoperta. Alunni vivaci, intelligenti, ricchi di quella semplicità che ti rende ogni giorno capace di reiventarti per offrire loro il meglio possibile. Non so quanto sia stata una “brava insegnante” ma di certo posso affermare di aver dedicato alla scuola il mio tempo, lo studio, la ricerca, l’attenzione ad ogni piccola sfumatura di quei bimbi che mi venivano affidati. Quanta emozione vederli crescere, raggiungere di anno in anno gli obiettivi previsti. E quanta soddisfazione incontrarli, ormai uomini e donne, inseriti nel mondo del lavoro, con le scelte di vita, ma che se ti incontrano ti chiamano ancora “maestra”. La famiglia è stata fondamentale per le mie scelte. Famiglia d’origine con principi solidi, valori che penetravano in tutto il mio essere. Figure di riferimento che usavano poche parole ma sempre vicine e partecipi, con gesti di condivisione e amore che avvolgevano nella serenità ogni esperienza e scelte di vita. Poi la mia piccola famiglia costruita nel matrimonio a cui ho dedicato tutta la mia energia per renderla accogliente, capace di saper condividere il bello, il buono, ma anche le difficoltà. Eravamo tanto diversi, Mario ed io, ma proprio in questo ci completavamo. La nascita di Maria Chiara, nostra figlia, poi ci ha travolto in un’avventura di amore profondo.

Quanto amore traspare da queste parole! Un amore a 360°che abbraccia la vita in ogni sua forma: dal profondo legame con la famiglia d’origine come figlia, all’impegno e alla complicità di moglie e madre, fino alla dedizione verso la scuola. La sua storia ci ricorda che per lasciare un segno nei cuori dei bambini non basta insegnare una materia: serve saper trasmettere valori, ascolto e umanità. Ed è proprio questo che rende una maestra davvero indimenticabile. Ma la sua storia non finisce qui!
E voi, quale ricordo o insegnamento portate nel cuore della vostra “maestra con la M grande? Raccontatecelo nei commenti!

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